Nikein Writer

Prologo

Marzo, 2008 by Nikein

"Scrivere è il 90% per me. L'altro 10% è aspettare di scrivere." (Charles Bukowski)


Benvenuti nel sito personale di Monica Mezzi (in arte Nikein). Qui potrete trovare i suoi scritti in continuo aggiornamento. Il suo obiettivo è quello di far conoscere le sue circonvoluzioni mentali lasciate impresse su carta virtuale, con l'auspicio che vi possiate ritrovare in alcune sue emozioni.

Dicono di lei

Febbraio, 2008 by Scheda di valutazione di Alessandro Vitali

Titolo: Visioni nastrate

Genere: poesia

Ambientazione: volutamente sospesa, atemporale, visionaria

Originalità: Dalla lettura si evidenziano molteplici possibilità di lettura ed interpretazione, come vedremo Sinossi/trama/parafrasi, segno di una capacità simbolica e metaforica istintiva e naturale. Inoltre alcuni richiami ad opere e temi “classici” danno certamente spessore alla poesia, caratterizzandone l’originalità per una certa capacità di dialogare con essi. Così possiamo riscontrare echi di immagini da Il cielo sopra Berlino di Wenders mescolati a tonalità più cupe e forti, ad una aggettivazione persistente e meno cerebrale rispetto a quella presente nel film. Ma anche il tempo, la stanza-pozzo e il tempo, ovvero il pozzo e il pendolo di Poe. E poi lo straniamento onirico ed assurdo:

La folla prese a ridere di una maniaca e arcigna risata violenta.

il quale non può non richiamare certa letteratura del secolo scorso. E ancora, un altro tema classico connesso al precedente, direi quasi metafisico: quello della ciclicità di ciò che si ripete, senza senso, senza che si possa comprendere per quali motivi non possa essere altrimenti, ma che è vissuto sempre e comunque di nuovo, ripetutamente.

Sinossi/trama/parafrasi: La seguente parafrasi vuole costituire una serie di spunti di interpretazione di una poesia dai significati densi e complessi. Mi scuso quindi in anticipo se le interrogative saranno molte e una di seguito all’altra. Mi scuso anche dell’aver optato per il tempo presente quando la poesia è strutturata tutta al passato. Ma ho l’impressione che forse, al tempo presente, la poesia acquisirebbe ancora maggiore forza visionaria e impatto poetico.

La poesia racconta di una creatura, di una entità indefinita (Fata? Strega?) che danza sospesa nell’aria, nel vuoto a vitrei setaggi, lame, nastri, che paiono quasi richiamare uno stato fetale di attesa nel grembo materno. L’entità, che per soggettiva preferenza di chi scrive chiameremo d’ora innanzi fata, canta, appunto, in attesa che il tempo rintocchi a scandire (a dare senso?) al suo volo. Volo generato da corde invisibili di leggiadra organza. Che sono cosa? Le stesse lame di vetro a cui è sospesa? Evidentemente no. Con esse genera un contrasto, attraverso la materia lucida che provoca dolore, il negativo?, e l’assenza invisibile e leggiadra (d’organza, notare la scelta del termine, “tessuto di seta leggero e alquanto trasparente, di origine indiana, usato per abiti femminili”), il positivo?. Ma forse sono la stessa cosa, lo stesso elemento in cui è insita e tutta orientale l’essenza di contrasto ed inscindibilità. Tuttavia il tempo non rintocca. Ciò provoca una sorta di rottura, di smagliatura. La lacrima, tristezza inerme ed attonita, la folla che appare e la guarda, dal basso con gli occhi sgranati. Chi sono? Forse coloro che non sono in grado di volare come la fata, oppure che ne sono in grado ma non lo sanno fare? La metafora pare evidente. La fata cade come angelo martire in tempo ribelle (Lucifero, oppure al contrario un angelo colpito dalla bruttura, dallo stravolgimento di una realtà che ha perso la sua spiritualità? E’ utile richiamare ancora una volta il film di Wenders…). I nastri che la tengono sospesa si dividono, si rompono (notare anche qui il termine, disparare). Appaiono altre creature, come lei alate, che cadono attorcigliandosi a vesti stracciate pendenti da un soffitto che non ha fine (il grembo materno che non ha fine? L’inconscio con i suoi sogni che hanno senso solo fino a quando chi li genera rimane in vita o, meglio, vive la vita del sogno? Oppure una mera figura poetica da letteratura fantasy?). Ma il rintocco del tempo, alla fine, giunge. E qui il bellissimo verso

La folla prese a ridere di una maniaca e arcigna risata violenta

già citato e di cui scriveremo ancora in seguito. Cosa significa ciò? Un’acuta e stridente descrizione della follia di coloro che non in grado di elevarsi si augurano che chi, all’opposto, lo è, non lo faccia? Di qui la reazione folle e maligna? Oppure un movimento da teatro dell’assurdo, una reazione nell’ordine delle cose, nella logica di una realtà trasfigurata che logica non ha? Ma un’altra ala si spezza e si colora di veleno colante. Altro cambio di atmosfera. Piove mentre il tempo rintocca.

Piovve e la stanza si riempì di file dagli arcani sapori persi nell'oblio di un incubo interrotto.

Un incubo, quindi forse solo un sogno? Mentre il quadro pare disgregarsi, le iridi divengono quelle delle marionette, senza più vita, la folla tramuta il riso in pianto di rame, che echeggia d’abbandono. Ma…e le creature alate allora? Un sogno dentro ad un altro sogno? Finché tutto scompare e il tempo riprende ad aspettare. Nel sonno? Nel sogno il tempo non esiste…rimane solo lei

distesa supina su un rivolo di veleno ancora sgorgante

lei chi? La fata? Chi l’ha generata nel sogno? E

Finché le ali si riaprirono trascinandosi a stento lontano da quel luogo di dolore.

le ali di chi? Della fata o delle altre creature? E

Solo lei, gli occhi spenti, le labbra violacee.

la sospensione (marcata anche dalla triplice ripetizione della congiunzione “finché” e del “solo lei”) viene sciolta solo nel verso successivo quando

E fievoli lame nastrate d'argentei setaggi di vetro l'accolsero cingendole i fianchi.

Da qui pare un nuovo inizio, la danza, il canto, l’attesa…il cerchio si chiude aprendosi in un nuovo cerchio…

Voce narrante: La narrazione si configura come data da un narratore esterno, coincidente con l’autore implicito e molto vicina all’autore reale.

Focalizzazione: Poesia a focalizzazione apparentemente esterna. L’autore non è in realtà “dentro la testa” di alcuno dei personaggi. Tuttavia se prendessimo in considerazione l’eventualità, molto probabile, di una cornice all’interno della quale la narrazione poetica viene realizzata, cornice che altro non sarebbe se non il racconto intimistico ed introspettivo di una “visione”, non potremmo non considerare anche l’alternativa di una poesia non focalizzata (onnisciente).

Tecniche di stile: L’aspetto che più mi ha colpito dal punto di vista stilistico è la sapiente “gestione” del rapporto sostantivo/aggettivo, secondo necessità di scorrevolezza e di accrescimento di effetto ora in sequenza consueta ora anastroficamente invertita. I segmenti narrativi si susseguono con il giusto peso ed armonia, il verso risulta piacevole e scorrevole. Tanto che alcuni di questi, come ad esempio quelli sopra citati, mi hanno non poco colpito. Dubbi e riserve invece sulla distribuzione delle parole nei versi (liberi). La poesia si regge molto sulla cadenza dei contenuti, sul loro alternarsi ed avvicendarsi. Tuttavia il verso (inteso come sequenza di parole che hanno tra loro una qualche corrispondenza di suono o significato) è importante. In mancanza di una precisa identità da questo punto di vista la poesia rischia di soggettivizzarsi eccessivamente (a capo del verso solo ed esclusivamente su valutazione soggettiva del poeta), cosa certamente lecita, ma senza uno schema, una distribuzione del verso, che caratterizzi la poesia in quanto tale il rischio è che questa perda la sua differenziazione rispetto alla prosa. Pur non essendo tale… Altro aspetto che consiglierei all’autrice di valutare attentamente è quello relativo ai versi finali. Ripetizione (Anafora) di segmenti all’inizio di frasi (versi) successivi contribuisce certamente a conferire maggiore effetto retorico, maggiore pathos. Ma nel contesto specifico, le ripetizioni vanno, a mio giudizio, ad appesantire un ritmo che appare già di per sé particolarmente critico e da rivedere.